03 Set “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”, un pezzeto di Longiano alla mostra del cinema di Venezia
LONGIANO – C’era anche un pezzetto di Longiano alla biennale di Venezia. Ieri mattina infatti, in occasione della 67esima edizione della mostra del cinema, è stato presentato il film “Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Un viaggio nella cultura in Italia”, documentario il cui titolo è ispirato all’omonima raccolta di poesie di Tito Balestra, edita da Garzanti e pubblicata nel 1979. Il documentario, realizzato da Elisabetta Sgarbi, sorella del più “popolare” Vittorio, è un viaggio attraverso l’Italia, le sue regioni e le sue genti, alla ricerca di risposte alla domanda: “Cosa ne è della cultura, nella vita concreta degli
L’università di Architettura di Cesena parteciperà al 
LONGIANO – Manuel Zani è finalmente a casa. Dopo la gigantesca “avventura” che lo ha visto fra i protagonisti della missione umanitaria Freedom Flotilla e del blitz militare al largo delle coste di Gaza da parte dell’esercito israeliano. E’ rientrato nella notte di ieri, anche per schivare giornalisti e curiosi, dopo gli accertamenti di Roma ed un breve intervento a Bologna, in occasione di una proiezione alla cineteca del video realizzato dall’amico Manolo Luppichini sulla situazione del popolo palestinese nella striscia di Gaza, durante il Festival sociale delle Culture Antifasciste. Abbiamo incontrato Manuel ieri mattina a Longiano, per una veloce intervista:
Come è nata la decisione di unirti alla missione Freedom Flotilla?
Manolo Luppichini – documentarista indipendente romano - mi ha chiamato a ridosso della partenza e mi ha chiesto se mi interessava lavorare assieme a lui. Siccome ci conosciamo da una decina di anni e abbiamo già fatto qualche cosa assieme, ho preso la palla al balzo e sono partito. Prima di tutto per interesse professionale e passione. Poi naturalmente è ovvio che la situazione palestinese mi interessa, ma soprattutto mi interessava vedere con i miei occhi le cose per quelle che sono. 
LONGIANO – Manuel Zani sta bene. La notizia è finalmente arrivata ieri pomeriggio in seguito all’incontro del console italiano a Tel Aviv Gloria Belelli con i 6 cittadini italiani fermati in territorio israeliano. Al momento Manuel assieme agli altri 5 connazionali si trova nel carcere di Ela nella città di Beersheba, nel deserto del Negev a poche decine di chilometri da Gaza. Il suo fermo si è materializzato in seguito al trattenimento ad Ashod, città portuale a sud di Tel Aviv, nella notte di lunedì scorso assieme agli altri membri degli equipaggi delle navi di Freedom Flotilla, la spedizione umanitaria vittima dell’attacco che ha riportato 9 morti e decine di feriti di nazionalità prevalentemente turca. Così come la maggior parte degli attivisti non coinvolti negli scontri, anche Manuel Zani si era rifiutato ieri di autorizzare la sua “espulsione lampo”. Da qui la detenzione nel carcere che secondo fonti accreditate non potrà durare meno di 72 ore. Questa infatti dovrebbe essere la durata minima della reclusione per coloro che sono in attesa di una sentenza di espulsione. Sono comunque ore di
LONGIANO – Arrivano con il contagocce le informazioni sugli italiani coinvolti nell’attacco israeliano alla missione di pace internazionale denominata “Freedom Flotilla”, che trasportava tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza. E come una goccia, fra gli attivisti e gli esponenti delle ONG internazionali coinvolti nel drammatico attacco di ieri c’è il giovane fotoreporter longianese Manuel Zani. Le informazioni sul suo conto si fanno attendere. Dalla Farnesina per il momento arriva solo la notizia che fra i morti dell’attacco non figurano italiani. Ed il fiato torna a farsi spazio in gola. Classe 1980, Manuel si laurea a Bologna in lettere e filosofia, lavora come cameriere in alcuni ristoranti di Longiano, impieghi che gli permettono di dedicarsi a quella che è la sua vera vocazione senza gravare sulle spalle della famiglia. Raccontare quello che ti succede attorno, il video ed il giornalismo: passioni talmente grandi che lo portano venerdì scorso ad imbarcarsi per la Palestina come freelance assieme ad altri 5 giornalisti di