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agosto: 2017
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13 Ago Deragliare

Un treno che parte da una stazione del'est. Ci sono delle strane rampe di metallo verniciato di blu e completamente scarenate che mi fanno pensare ad un ambientazione cyber-punk. Non ricordo perché sono lì, ma prima di salire sul vagone so per certo di essere in viaggio assieme a tante persone che conosco, tanti amici, tutti accomunati dall'ingombro dei bagagli, improbabili accostamenti di vestiti e colori e un po' di trascuratezza. Alla fine di un viaggio dai sempre il peggio di te. Il treno è grigio e non è certo pulito. Ha una banda rossa sulle due pance laterali, a indicare l'altezza dove poter cercare la maniglia di emergenza senza rimanere delusi.
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30 Giu CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #3

Capitolo III: Lunedì 25 settembre, ore 5:18 Io e la mia famiglia abitiamo in una piccola specie di mansarda tutta fatta di legno chiaro. E' molto accogliente e di giorno fa risaltare tutto il sole che entra dai lucernai. Abbiamo un letto a castello, il mio letto e quello di mamma. Matrimoniale, ma lei dorme sola, non so il perché. Mio fratello deve avere al massimo 18 anni mentre mia sorella è poco più grande di me, sui 10-12. Tutte le mattine ci alziamo, facciamo colazione assieme e siamo tutti ancora in vestaglia. Bianca, con delle parti ricamate, intorno al collo. Tutte chiaramente tranne mio fratello, che ha addosso il suo solito pigiama castagna scolorito. E ci deve essere del caffè latte nelle nostre tazze. Con dei dolcetti squisiti. Di quelli che puoi trovare solo nel forno più vecchio del paese. La mamma mi ha sempre ricoperto di attenzioni. Posso dire di essere da sempre stata la sua preferita, anche quando non ero ancora nata ed ero solo un semplice sogno. Forse è per questa sua così forte attrazione verso me che sono nata allergica all’elettricità.
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30 Giu CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #3

Capitolo III: Lunedì 25 settembre, ore 5:18 Io e la mia famiglia abitiamo in una piccola specie di mansarda tutta fatta di legno chiaro. E' molto accogliente e di giorno fa risaltare tutto il sole che entra dai lucernai. Abbiamo un letto a castello, il mio letto e quello di mamma. Matrimoniale, ma lei dorme sola, non so il perché. Mio fratello deve avere al massimo 18 anni mentre mia sorella è poco più grande di me, sui 10-12. Tutte le mattine ci alziamo, facciamo colazione assieme e siamo tutti ancora in vestaglia. Bianca, con delle parti ricamate, intorno al collo. Tutte chiaramente tranne mio fratello, che ha addosso il suo solito pigiama castagna scolorito. E ci deve essere del caffè latte nelle nostre tazze. Con dei dolcetti squisiti. Di quelli che puoi trovare solo nel forno più vecchio del paese. La mamma mi ha sempre ricoperto di attenzioni. Posso dire di essere da sempre stata la sua preferita, anche quando non ero ancora nata ed ero solo un semplice sogno. Forse è per questa sua così forte attrazione verso me che sono nata allergica all’elettricità.
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24 Mag CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #2

CAPITOLO II: Questa sera è la sera. Non puoi chiamarti fuori, Phil!- dall’altro capo del telefono, con voce perplessa: -Sai Teo, non saprei…forse stiamo commettendo lo sbaglio più grande della nostra vita…uhm…A volte è piacevole superare i propri primati…non solo quelli col segno meno davan… Teo lo interruppe: “Smettila con le tue idiozie, cazzo, oppure la testa te la faccio saltare io, senza troppi problemi. Sono anni ormai che io, tu e gli altri parliamo e viviamo solo in funzione di quel giorno. Bene, quel giorno è arrivato ed è arrivato anche per te, credimi…prova a guardarti dentro Phil, guardati in fondo all’anima…sono certo che ti verranno in mente tutti i momenti che abbiamo passato insieme negli ultimi anni…e tutti portano a stasera…non mi deludere. Ci incontriamo al grande cancello, giù al porto, intorno alle 7. Ciao sciocco” e riattaccò. Phil rimase incollato a quel dannato telefono ancora per un po’, lo sguardo fisso verso la parete, quella telefonata lo aveva turbato. Stava pensando a miliardi di cose, l’una contemporaneamente all’altra, e non ci stava
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24 Mag CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #2

CAPITOLO II: Questa sera è la sera. Non puoi chiamarti fuori, Phil!- dall’altro capo del telefono, con voce perplessa: -Sai Teo, non saprei…forse stiamo commettendo lo sbaglio più grande della nostra vita…uhm…A volte è piacevole superare i propri primati…non solo quelli col segno meno davan… Teo lo interruppe: “Smettila con le tue idiozie, cazzo, oppure la testa te la faccio saltare io, senza troppi problemi. Sono anni ormai che io, tu e gli altri parliamo e viviamo solo in funzione di quel giorno. Bene, quel giorno è arrivato ed è arrivato anche per te, credimi…prova a guardarti dentro Phil, guardati in fondo all’anima…sono certo che ti verranno in mente tutti i momenti che abbiamo passato insieme negli ultimi anni…e tutti portano a stasera…non mi deludere. Ci incontriamo al grande cancello, giù al porto, intorno alle 7. Ciao sciocco” e riattaccò. Phil rimase incollato a quel dannato telefono ancora per un po’, lo sguardo fisso verso la parete, quella telefonata lo aveva turbato. Stava pensando a miliardi di cose, l’una contemporaneamente all’altra, e non ci stava
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17 Mag CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #1

CON LA LUNA LE MAREE: CAPITOLO I. Uscì di casa presto quella mattina, come del resto faceva ogni santo giorno. Salì in macchina e si diresse volando verso la scuola: non aveva null’ altro da fare. Erano ormai venticinque anni che questo succedeva e nonostante tutto la noia era lungi dal farlo rattristare. Passavano gli anni. Follino pensava di essere sempre lo stesso. Con i suoi alunni era gioviale, brillante, con la battuta giusta nel cartucciere, da sparare nel momento più opportuno. Non si accorgeva che il mondo intorno a lui correva, con una velocità spaventosa. Di anno in anno le sue classi cambiavano e con loro i discenti, mentre lui rimaneva uguale, allacciato al suo modo d’ essere, così pieno di sé e così barboso. Erano in fondo battute buone per essere gustate una volta, proprio
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17 Mag CON LA LUNA LE MAREE | Racconto #1

CON LA LUNA LE MAREE: CAPITOLO I. Uscì di casa presto quella mattina, come del resto faceva ogni santo giorno. Salì in macchina e si diresse volando verso la scuola: non aveva null’ altro da fare. Erano ormai venticinque anni che questo succedeva e nonostante tutto la noia era lungi dal farlo rattristare. Passavano gli anni. Follino pensava di essere sempre lo stesso. Con i suoi alunni era gioviale, brillante, con la battuta giusta nel cartucciere, da sparare nel momento più opportuno. Non si accorgeva che il mondo intorno a lui correva, con una velocità spaventosa. Di anno in anno le sue classi cambiavano e con loro i discenti, mentre lui rimaneva uguale, allacciato al suo modo d’ essere, così pieno di sé e così barboso. Erano in fondo battute buone per essere gustate una volta, proprio
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