Il rumore della sintesi

28 Mag Il rumore della sintesi

di getto

Quanto lo affascinava la dialettica. Tanto da essere diventata parte della sua vita, se non la sua vita stessa. Il primo momento per lui come per tutti era stato quello della tesi. Quello di un ragazzo di una famiglia benestante e sana, messa in piedi da figli di contadini e arrotini che a loro volta erano figli e fratelli di partigiani. Origini povere e nobili da cui grazie alla crescita del paese in cui il ceppo si era poi sviluppato era nata la sua famiglia, come ultimo ramo di una pianta robusta. Da bambino non puoi fare altro che fare quello che ti è insegnato, credo si diventi adolescenti quando si inizia a  fare con metodo la cosa opposta. Così la sua adolescenza era statala sua antitesi. Un’antitesi fatta di ribellione, di anticonformismo e violenza nei confronti di chiunque si paventasse al suo cospetto. Perchè è molto facile apparire forti quando si attacca e non si da il tempo agli altri di reagire. Ben più complesso è dimostrarsi forti, mentre si presta il fianco all’avversario. La vera forza e saper Resistere.

L’unica cosa che non ho mai capito di quest’uomo è come sia partita in lui la sintesi. Come sia successo che un giorno sia germogliata una sorta di benevolenza nei confronti del mondo, una sorta di sensazione di pace e tranquillità che lo ha accompagnato per diversi anni mentre intanto fuori le cose non andavano granché bene. Un periodo della sua vita in cui le responsabilità erano ancora poche poiché il fine della vita stessa era quello di vivere, fare esperienze e raccontarle.

Una pace che ahilui si è interrota. Ora è come se qualcosa di guasto stesse muovendosi fuori giri all’interno del suo cervello. E’ come se il suono di questo ingranaggio, nei momenti prima del sonno, si facesse sentire con un vigore invadente senza tuttavia lasciare spzio per interpretazioni e dialogo. Un ingranaggio che molto probabilmente simboleggia un processo di ricostruzione, di un’identità che non vuole arrendersi all’incedere del tempo e al superamento dell’adolescenza, ma che sente giusto e necessario faticare, in un qualche modo crescere.

Già crescere. Una parola orrenda e forse il problema sta tutto qui. Una parola che economicamente ha un significato simbolico di assoluto primo piano. Il mito della crescita infinita come benzina che alimenta la ricerca del profitto e l’accrescimento del capitale. La paura della crescita come processo che tende in fondo alla morte.

Si sentiva in crescita ed un po’ più vicino alla morte? Era forse questa l’origine del suo malessere? Sicuramente no, perchè morire era una di quelle cose che non lo spaventava affatto. Probabilmente questa “braveria” era una delle cause per cui sentiva sempre meno persone attorno a sè, sempre meno persone amiche e sempre più sguardi avversi. In fondo era molto altruista ed il suo obiettivo probabilmente era quello di rimanere completamente solo per non arrecare alcun dispiacere nel momento in cui se ne sarebbe andato. Alcun dolore, per nessuno.

In quei giorni però, quello che soffriva senza dubbio era lui. Stretto in una pressa dove la sua antitesi aveva fatto un po’ di spazio alla tesi,dove la sua ribellione, la sua voglia di sognare e di perdersi avevano fatto un po’ di spazio al rigore di chi sa esattamente cosa fare il giorno dopo, chi produce, chi è parte del sistema.

La difficilissima sintesi allora risiede proprio qui. Non voleva lasciarsi scappare le cose che sapeva provocargli un sentimento di pace e tranquillità, mentre tuttavia si sentiva cambiare. Era da tanto che non si sentiva felice. Ormai non sapeva più che sapore aveva quella sensazione. Non che le occasioni per esserlo non fossero presenti, anzi.

C’era qualcosa però che continuava a tormentarlo, senza lasciare alcuno spiraglio. Non riusciva a capire cosa generasse quella sensazione. Uno stato d’animo che Aride aveva cominciato ad associare al rumore della sintesi.

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