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Torno qui a concentrarmi

20 Lug Torno qui a concentrarmi

Torno qui a concentrarmi, con la testa piena di intrugli.
In questi giorni mi barcameno fra la sensazione che provano quelli che sono stravaccati in spiaggia, a tu per tu con il sole, ma con il cellulare sul tavolino dell’ombrellone (i più proletari, dentro la borsa, in spiaggia libera) e quelli che invece le ferie non le hanno ancora viste e non fanno altro che pensare ad un bel viaggio, capace di spazzare via le piccole cose che durante tutto l’anno te le fanno girare.
A metà perchè è esattamente a metà che sono, ma ancora va bene così.

Miles Davis Suona.

Intanto penso a che cos’è davvero quella strana bestia che chiamano amicizia. Non riesco ancora a capire di che soca sia relmente fatta. A volte mi obbligo a pensare che non debba avere gli stessi meccanismi che si dimostrano vincenti, funzionanti in tutte le altre aree dell’interazione. A volte mi illudo che ci si postra mostrare per quello che si è con coloro che si ritengono vicini. Il punto è che spesso quella piccola cerchia di persone è effittivamente ancora più contenuta. Sta veramente sul palmo di una mano, ed il motivo credo sia ignoranza.

Trovo piacere nel pensare, trovo piacere nel raccontare quello che penso, rileggerlo. E un po’ come guardarsi da fuori senza essere riflessi da uno specchio, da uno sportello della macchina.

Le 3 o 4 volte che sono andato al mare ci sono andato con un libro. Sudavo così tanto che le pagine quasi mi si rompevano sotto la pressione dei polpastrelli, che tra parentesi erano fra le mie estremità quelle che ancora mantenevano un certo decoro in quanto a tacadèz.

Un libro che comprai qualche anno fà e che per un motivo o per un altro non avevo mai letto per intero. Mi succede spesso. Marshall McLuhan, quello de “il medium è il messaggio”. Frase lapidaria, slogan che in molti a Bologna, in via Azzo Gardino, hanno utilizzato per dimostrare almeno una volta di non avere la minima intenzione di studiare, ma comunque di sapere, di saperle le cose.

Beh questo signore era probabilmente un pazzo, un eccentrico, sicuramente eclettico. Questo signore però oltre 40 anni scrive che

“Le nostre vite personali e collettive sono diventate processi di informazione proprio perchè con la tecnologia elettrica abbiamo posto fuori di noi il nostro sistema nervoso centrale”

Come se in qualche modo avesse intuito oltre 30 anni prima dela comparsa di internet e tutto quelo che ne consegue, che buonaparte della ricerca da parte degli uomini in termini di tecnologia e infrastrutture è – e probaiblmente sarà – dedicata all’informazione e alla velocità.

Il punto è che se tutti quanti per uno strano per quanto comune processo ci conformiamo agli strumenti che utilizziamo per esistere assieme agli altri, ne diventiamo in qualche modo delle estensioni, non ci rimane nessuno, dall’altra parte, a pensare. Se il mezzo è il messaggio, chi non usa quel mezzo non parla, non esiste.

Io nel dubbio, quando voglio allenarmi al dattilografo, il mio bloggettino lo scrivo. Di testa comunque ne ho poca, spero in una grazia, well, whatever, nevermind.

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