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RAPPORTO TRA DEGRADO E ALTERSWERT, riflessioni di una mente femminile (e del suo corrispettivo Vomo) sull'architettura

29 Apr RAPPORTO TRA DEGRADO E ALTERSWERT, riflessioni di una mente femminile (e del suo corrispettivo Vomo) sull'architettura

Il concetto di degradoIl concetto di degrado è indissolubilmente legato a quello di ‘esistenza’: la vita stessa può essere vista come una progressione verso l’invecchiamento che si conclude nella totale dissoluzione,la morte. Se pensiamo ad esempio alla termodinamica ed in particolare al secondo principio, e al concetto quindi di entropia, è facile dimostrare questa analogia: come un sistema irreversibile disperde energia nel tempo, così l’universo che risulta essere il ‘sistema vivente dei sistemi viventi’ tenderebbe si all’espansione ma anche alla progressiva perdita di energia ed alla sua conseguente estinzione. Pensare alla vita spesso implica il confronto con il regno animale e gli esseri che ne fanno parte, tuttavia è facile vedere anche oggetti inanimati, ed in particolare architetture, come vere e proprie forme di vita di per sé esistenti. In questo senso allora è facile accostare il fenomeno del degrado che si manifesta a livello delle architetture ( e quindi penso al cambiamento del colore e della forma, alle alterazioni e al deperimento dei materiali costitutivi, …), come un vero e proprio invecchiamento fisiologico.

Il valore dell’antico secondo Riegl è rappresentato dalla cosiddetta patina del tempo, peculiarità positiva e affascinante tipica degli edifici costruiti nel passato. Il concetto di ‘Alterswert’ è quindi il valore positivo che l’uomo dà a tutto ciò che appare vecchio. Credo che la forza di questo concetto non stia nell’accettare il naturale degrado della forma di una qualsiasi fabbrica antica, ma nel passo successivo ovverosia nel trasformare la considerazione di questo deperimento da mancanza a vera e propria risorsa (ragionamento questo che suona così anacronistico e distante dai moderni modelli di consumo e stili di vita proposti dalle nostre civiltà occidentali). Sotto un certo punto di vista questa forma di invecchiamento, tipica dell’edificio che ha un riconosciuto ‘valore dell’antico’, è molto simile a quella relativa al degrado: in entrambi i casi si verificano una deturpazione della forma, dei possibili cambiamenti nel colore e nei materiali che la compongono, .. La differenza sostanziale tra queste due posizioni tuttavia sta nella timica, nel loro ‘segno’ inteso in senso matematico: nel primo caso questa mancanza è percepita in senso negativo, mentre nel secondo al contrario è vista in senso positivo.

Credo che il motivo di questa distinzione tra fabbrica degradata ed edificio caratterizzato da un evidente ‘valore dell’antico’ risieda nella percezione che l’astante ha dell’oggetto in questione. Un oggetto percepito come degradato non solo è deficitario in molte sue parti, ma secondo il mio parere risulta essere un oggetto illeggibile agli occhi dell’osservatore: quest’ultimo cioè non riesce ad intuire le funzioni originarie dell’oggetto, ma nemmeno i ruoli per cui era stato pensato. Allora non si percepisce un’antica rovina, ad esempio la thòlos di Delfi, come un insieme di elementi tra loro sconnessi (quindi un oggetto semplicemente degradato), ma come una fabbrica caratterizzata da un chiaro ‘Alterswert’: anche agli occhi meno preparati in materia risulta evidente che quelle colonne dovevano sorreggere una copertura e che quei piccoli cilindri scanalati di marmo un tempo dovevano essere altre colonne. Quindi se l’osservatore si confronta con un qualsiasi elemento antico che però non riesce a leggere, l’oggetto in questione non assumerà per la persona nessun valore dell’antico, bensì sarà solo un oggetto degradato. Concludendo vedo il fulcro del rapporto tra degrado e valore dell’antico in senso Riegliano nelle mani del soggetto, del fruitore, dell’osservatore.

leobis

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