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Sogni da Reporter

07 Ago Sogni da Reporter

Sono in macchina e mi muovo in una direzione sconosciuta. Sto tornando da una località turistica, viaggio in autostrada, credo di avere anche un materassino nei sedili dietro della macchina. In autostrada si procede a rilento nonostante di tradiico, inspiegabilmente, ce ne sia veramente poco.

Mentre la macchina procede, comincio ad intravedere una sagoma scura diventare sempre più grande. Rallento e la sagoma comincia a prendere una forma interpretabile, tanto che ben presto mi accprgo della sua reale identità. Sul ciglio della strada, esattamente a cavallo della banchina, un elefante si muove nella direzione opposta alla mia. Sembra impaurito ed un po’ spaesato. Un elefante in autostrada. C’è da credergli.

Il mio primo pensiero è sapere dove siamo. In quale paese. Roma? Milano? Firenze? No siamo vicino a casa. casa… Cesena?! Questa è una grande notizia! Mentre l’elefante passa lentamente dietro me, io cerco disperatamente la mia piccola macchina fotografica per immortalare l’avvenimento. Anche se questa non è proprio una bad news è una di quelle cose straordinarie che permettono all’ordinario di essere tale. I criteri notizia ci sono.

La mia macchina fotografica non ne vuole sapere di farsi trovare ma nel giro di poche centinaia di metri vedo degli uomoni sul ciglio della strada, mi intimano di rallentare. Non capisco subito che di cosa stiamo parlando, quando sempre a lato della strada vedo un piccolo animale, un pennuto, arancione. Direi una Fenice.

[Nel frattempo l’autostrada è diventata Via Decio Raggi, a due passi da dove vivo]

Lei sta lì all’ombra degli alberi che tempestano i lati lunghi del viale. Questi uomini cercano di catturarla, ma vedo nei loro occhi il timore di essere feriti. Sembrano inservienti delel istituzioni, anche se probabilmente incarnano l’opportunismo che tanto in un piccolo borgo, quanto in una grande metropoli, regna sovrano. Mentre li guardo, i miei occhi si accorgono di un incidente poco più avanti.

Un vecchio convoglio, una carrozza, di quelle con le ruote di legno, il raggio di un metro. Rovesciata di tre quarti, come in un western, mentre la carozza retrostante porta l’insegna “CIRCUS”. Ci sono delle persone attorno, in molti con le mani appoggiate sui fianchi scuotono il capo. Ecco la mia foto, prima di svegliarmi, scendo per raccogliere qualche testimonianza.

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