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#scrivereisogni | Incubo a chiocciola

14 Nov #scrivereisogni | Incubo a chiocciola

Sono solo, su di un divano in una grande casa che sembra avere decine di stanze enormi, completamente libere. La maggior parte delle finestre è chiusa, anche quella della camera in cui mi trovo. Qui però il motivo lo conosco: sto guardando un film, riconosco un PC portatile, se c’è una cosa che odio è il riflesso della luce sullo schermo. Il film è abbastanza lugubre, sembra un film horror ma non è ancora entrato nel vivo. Nel film c’è un’atmosfera inquietante e sinistra, sullo schermo le scene che ritraggono una grande casa, piena di stanze enormi, completamente libere. Mentre le riprese si soffermano su di una stanza con un parquet di legno color rovere ingiallito mi rendo conto che quella è la stanza immediatamente confinante con quella in cui mi trovo. La telecamera in soggettiva si muove verso la porta, è molto buio. Sento un rumore.
Incubo a ChiocciolaMi trovo su un pulman, c’è una scolaresca in gita d’istruzione. Non vediamo nulla fuori dai finestrini poichè sembra di essere in un tunnel o qualcosa del genere. Ad un certo punto il pulman inizia una discesa che è sempre più ripida. L’autista fatica a seguire questo percorso che come un imbuto tende ad assottigliarsi con il passare dei secondi. Man mano che procede l’autobus tende a rallentare e a porsi in posizione verticale, attorno a lui le maglie di una scala a chiocciola enorme. I suoi scalini sono un intralcio per il prosieguo del viaggio tanto che l’autobus è costretto a bloccarsi. Io sembro essere l’unico dei passeggeri a potersi muovere e come uno spettro, o una telecamera, esco dal pulman e mi trovo sulle scale che avvolgono il mezzo. Mentre guardo verso il parabrezza anteriore, un passeggero – probabilmente l’autista, ora non ricordo – cade verso il basso: anche lui sembra essere passato attraverso i
vetri del pulman, il suo corpo vola verso il basso come i corpi di quegli uomini che l’11 settembre 2011 si lanciavano dalle Twin Tower per sfuggire alle fiamme del rogo. Il volo verso il basso è veloce, fino a quando il corpo non intercetta uno scalino, a quel punto il collo si taglia, la testa rimane sugli scalini mentre il resto di quella persona continua la sua corsa verso il baratro. Sembra un pozzo profondo. Mentre aspetto di sentire il tonfo mi dirigo impaurito verso quella testa, per vedere se sono in grado di riconoscerla.

Ora sono in camera dei miei genitori. Sono assieme a tutti i miei colleghi. Siamo venuti in visita ad una grande azienda concorrente per cui lavora un mio vecchio collega. Le cose per loro non stanno andando granché bene. Il cuore delle attività di questa azienda è Londra. Non so perchè. Io sono steso sulla cassettiera dove stanno mutande e calzini, sono abbastanza comodo anche se mi tirano i muscoli del collo. Gli altri miei colleghi sono seduti a covino con la schiena attaccata alla parete del muro, proprio sotto la finestra. C’è una discussione che riguarda la cura con cui è stata fatta la presentazione di alcuni dati. Una semplice tabella in Excel le cui celle sono disallinneate, con colori e contorni diversi. Su quella cassa panca mi sento come si sarebbe sentita la testa si San Giovanni Battista sul vassoio se fosse ancora stata in grado di mandare impulsi al proprio cervello. Mi sento come Dioniso qualche istante prima che sul suo volto venga cosparso del gesso bianco e prima che il suo corpo venga tagliato in 7 parti da parte dei Titani.

 

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