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Deragliare

13 Ago Deragliare

Un treno che parte da una stazione del’est. Ci sono delle strane rampe di metallo verniciato di blu e completamente scarenate che mi fanno pensare ad un ambientazione cyber-punk. Non ricordo perché sono lì, ma prima di salire sul vagone so per certo di essere in viaggio assieme a tante persone che conosco, tanti amici, tutti accomunati dall’ingombro dei bagagli, improbabili accostamenti di vestiti e colori e un po’ di trascuratezza. Alla fine di un viaggio dai sempre il peggio di te. Il treno è grigio e non è certo pulito. Ha una banda rossa sulle due pance laterali, a indicare l’altezza dove poter cercare la maniglia di emergenza senza rimanere delusi.
Saliti in vettura, gli spazi cominciano a modificarsi. La carrozza si fa più sottile, dalla punta lievemente arrotondata . All’interno siamo circa una ventina, stiamo larghi, ma dei mie compagni di viaggio nessuna traccia. O meglio: so che sono persone che condividono con me quell’esperienza, ma è come se, salendo sul treno, fossero ciascuna a modo loro invecchiate. La carrozza poi si è modificata anche da un punto di vista degli accessi. Ora è normale che l’entrata sia posizionata in tesa alla vettura, attraverso uno grosso portellone di vetro che si apre come una specie di bagagliaio, nella prossimità del quale sono posizionati i comandi di navigazione.
Nulla di strano fin qui, il treno parte e noi siamo diretti verso la nostra destinazione. Tutto procede lentamente. Se non fosse che, qualche secondo dopo la partenza una ragazza sbuca fuori dalla scalinata della stazione e corre lungo il binario verso il treno. Ha le braccia in alto, urla e si agita, chiede che il treno si fermi. Nessuno è d’accordo con questo suggerimento, anche perché ci accorgiamo ben presto che il treno non ha conducente, ma viaggia in modo del tutto automatizzato. La ragazza sembra essere pratica, nonostante la goffaggine nei movimenti. Corre sempre più forte e sempre più vicino al treno, tanto che i pochi secondi è di fianco al finestrino – aperto – immediatamente adiacente al portellone d’acceso ed i comandi della carrozza. Leggo nei suoi occhi che vuole schiacciare il bottone d’apertura della porta, che automaticamente fermerebbe il treno in modo da consentirle di salire.
Il suo braccio, mentre il treno procede a rilento, si insinua dentro attraverso il finestrino e arriva sulla plancia dei comandi.
Qualcosa però non funziona, e la ragazza è costretta a rinunciare alla sua partenza. La vedi molto indispettita da questa mancata partenza. Mentre il treno si allontana puoi osservare la sua lunga chioma castano chiara, leggermente ondulata fino alla fine della schiena. Un paio di jeans molto stretti, ed una camicia rossa di lino i cui becchi inferiori sono legati poco sopra l’ombelico. Una maglietta a righe bianche e azzurre sotto. Alta, attraente, ma non “bella”, probabilmente a causa del viso. E’ la sua incompiutezza il motivo per cui non ne ricordo le forme.
Mentre il treno in qualche modo era diventata una mia personalissima estensione, gli altri passeggeri sono distanti, Appena distolti gli occhi dagli specchietti retrovisori, mi accorgo che la ragazza nel tentativo di aprire il portellone ha manomesso i comandi. Un istante dopo l’epifania, vedo gli scrocchi dei binari impostarsi in modo inedito, imponendo al treno di puntare verso direzioni completamente sconosciute e sicuramente errate.
Comunico questa novità ai passeggeri che insorgono e si cimentano in scene di panico patetiche, ma pur sempre contenute. Il treno viaggia lungo binari cittadini, tunnel, periferie che ricordano quelle di Berlino Est, poco prima della caduta del muro: non ci sono molti colori, si viaggia al crepuscolo e di insegne pubblicitarie non se ne vede l’ombra nel raggio dei chilometri.
Ariviamo su un binario che è palesemente un binario morto. Il treno procede a grande velocità e tutti in carrozza hanno la percezione che di lì a poco uno schianto sarebbe avvenuto. Non ci penso due volte: metto le mani alla plancia di controllo, comincio a muovere tasti e controller a caso, fino a quando non riconosco una regola. La leva nera di destra è quella che controlla la velocità e la frenata! La tiro con forza verso di me, il treno rallenta e si ferma a pochi centimetri dalla fine dei binari.
A quel punto telefono con l’apparecchio di bordo alla compagnia, raccontando per filo e per segno l’accaduto.
Parlo in inglese, nel sogno mi sento all’estero e uso la lingua franca per eccellenza per farmi capire. L’operatore mi risponde in italiano però: “state tranquilli, il treno non ha deragliato ha cambiato solo rotta, ma tutte le vetture della nostra linea sono impostate per percorrere a ritroso ogni tratta che percorrono”. Come a dire che di lì a poco il treno sarebbe automaticamente ripartito, per portarci alla stazione dove tutto era cominciato.

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