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Sul finanziamento elettorale ai partiti politici

14 Dic Sul finanziamento elettorale ai partiti politici

E’ brutto arrivare tardi, ma è sempre bello arrivare. Oggi la fiducia al Berlusca, che da oggi diventa ufficialmente “Bis-lusca”. Ieri il mitico Lucarelli, che ti rinfresca un attimo la memoria sulle stragi di mafia del ’92, sull’accordo stato mafia, sui poteri forti. Ci sarebbero libri e libri da scrivere, nessuno probabilmente con un quadro chiaro di quello che dalla seconda guerra mondiale in poi succede in Italia. Poi se ne parla, cerchi di capire come mai tutto sembra andare a rotoli. Tutto in effetti ci va. Ma poi devi concentrarti su qualcosa, per spiccare un balzo occorre sempre poggiare un piede ben saldo in terra. Allora parliamo di politica, parliamo pure di partiti politici. Quando si sente parlare di finanziamento ai partiti, di seconda repubblica e di nuova stagione della politica italiana la sedia scricchiola. I tarli come al solito si nutrono di parole. Così il finanziamento ai partiti diventa “rimborso elettorale” che dopo svariate vicissitudini parlamentari oggi spetta di diritto a tutti i movimenti politici che possono vantare almeno l’1% dei voti raccolti a ciascuna tornata elettorale.

Si parla tanto di bipolarismo, destra e sinistra ne parlano e prima della costituzione inufficiale del polo di centro – un mostro che già nelle prossime giornate si rivelerà per la sua vera essenza, con la “foratura Fini” e la “ruota di scorta Casini” – ci rendiamo conto che un sistema bipolare è ancora lungi dall’essere possibile nel nostro paese.

Ora la domanda che mi faccio è: in un paese in cui diventa sempre più difficile parlare e mettersi d’accordo senza avere alcun interesse – principalmente economico – per farlo, ha senso finanziare e foraggiare l’esistenza di gruppi politici che hanno fra le file dei propri sostenitori appena l’1% della popolazione avente diritto di voto?

Per meglio dire: se il bipolarismo è la via che la politica italiana intende perseguire è necessario disincentivare la nascita di micro partiti che polverizzano la forza contrattuale di chi è al governo, ma soprattutto di chi sta all’opposizione. Ed il disincentivo economico, forse, potrebbe essere l’unica soluzione per ridare alla sinistra italiana – che sempre più sinistra non è – una necessaria spinta all’unità e all’accorpamento, prima che questa forza potenziale non si trasformi in bruta violenza, come gli scontri di Roma oggi hanno solo fatto immaginare.

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