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Mi vida es tu vida.

22 Lug Mi vida es tu vida.

Sento fuori dalla finestra l’eco di una musica lontana. Meno di un paio di chilometri in linea d’aria. Qualcosa che mi ricorda gli spot delle summe r card di Vodafone di qualche anno fa. Quegli spot terribili dove Christian De Sica dimostrava al mondo che in fondo anche lui era – e rimane – un figlio d’arte. Per un’epoca decadente. In paese imperversa la festa del patrono. Io sono a casa senza luce, ma ho la testa che brilla di pensieri, presagi, paure ed auspici.

Non ho mai pensato al mio futuro come in questa settimana. Nessuno aveva mai messo in discussione la mia vita con tanto vigore. Come se fossi sempre stato una scimmietta simpatica, uno scimpanzè – mettiamoci pure il culo rosso (Gesù forse che quelli sono i macachi?! Chissene) – alle prese con la raccolta delle banane: davanti a me solo una sterminata distesa di alberi da frutto pronti per essere utilizzati dalla mia mente come mattoncini Lego con i quali costruire e fantasticare paesaggi che nessuna scimmia ha mai potuto nemmeno intravedere. Su quegli alberi ho trovato anche la mia scimmietta gemella. Sì d’accordo, abbiamo abbassato il tiro perchè a lei piace stare con i piedi per terra e io ho trovato in questo un nuovo punto di vista sulle cose, che mi ha affascinato da subito. Una tensione fra punti di vista assolutamente positiva che ha prodotto quello che siamo stati sino adesso.

Ecco poi un bel giorno arriva qualcuno ed inizia a scollare con una forza che nessuno aveva MAI sentito prima la palma su cui ti sei fermato. La scrolla perchè vuole farti cadere. Hai paura che succeda. E lì  per terra sei vulnerabile. Davanti a te non ci sono più distese di alberi da  esplorare, ma solo tutte le paure che fino a quel momento eri inconsapevolmente riuscito a schivare. Sono lì e ti aspettano, mentre…

Stasera è una serata che non dimenticherò credo. La mia casa ha un impianto elettrico diviso in due differenti linee. Per quello che ho capito, sembra che Karlo – mio babbo – abbia staccato con un paio di forbici uno dei fili che collegavano il lampadario di camera loro come estrema ratio per spegnerne la luce. Vi chiederete perchè il lampadario non si spegneva con pulsanti convenzionali. Se lo è chiesto anche lui, non più che per 5 minuti, dopo ai quali ha messo in azione una delle strategie risolutive delle sue.

Uno dei risultati è che nel giro di un paio di giorni è saltato metà dell’impianto di casa. Così stasera sono al buio. In mansarda, davanti al PC che assieme alla lampada IKEA che ho a fianco è l’unica sorgente luminosa che ho a disposizione. Cerco di mantenere un sottile filo di ironia che colleghi i pezzi della mia vita da quando ne ho memoria fino adesso. Ma in questi giorni sto temendo che questo sarcasmo non possa diventare patetico, al cospetto della gravità delle vicende che mi trovo ad affrontare. La cosa che mi spaventa è che non ho paura di non farcela. Sono pronto a qualsiasi cosa. La cosa che mi spaventa è che la mia scimmietta possa vacillare. Non la sua mente. Il suo fisico. Il suo lato corporeo.

Poi penso al fatto che lei ha le spalle molto più larghe di me. E che le chiude solo quando è in giro, perchè in casa cammina bella dritta, oserei dire spavalda, mentre indossa una delle sue meravigliose  camicie da notte maculate Mou. E allora capisco che il mio ruolo per i prossimi mesi sarà quello di incoraggiarla a sputare tutto il male che la divora dentro. A svuotarsi. E rovesciarsi come un calzino. Trasparente. Fuori il male ed il dolore, dentro la felicità e la voglia di vivere. Dentro ad un corpo che traspare luce.

Come diceva Lucio Saffaro – uno fra le penne ed i pennelli più affascinanti che mi sia mai capitato di incontrare leggendo – la magia sta nell’ imprigionare la solitudine in un barattolo di vetro in modo da dominarla senza dimenticarla. Qui ahimè non si parla di solitudine, almeno non ancora. Oddio, sono sicuro non ce ne sarà. Qui però si parla di dolore. Fisico. Di cambiamenti indelebili nella vita di una persona che si trova ad affrontare una battaglia enorme. E l’arsenale per lo scontro è quello in dotazione nel momento dell’attacco nemico. Nessuna preparazione. Play or Die. Play or Die. E di morte ho anche avuto la visione. L’ho guardata dritta negli occhi, per te. Ed ho pregato, anche se non credo in dio.

Da oggi in poi la tua vita è la mia vita, da oggi in poi la mia vita è la tua vita. Io ti vedo fragile. Come ti ho sempre visto. Ma ti vedo forte, come ho sempre sperato che fossi. E so che passeremo assieme attraverso questa tempesta perchè siamo due anime pure. Dove andare poi, lo decideremo assieme ed avremo tempo per proseguire il nostro viaggio.

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