Qualcosa sui giovani e l’Unità d’Italia

16 Mar Qualcosa sui giovani e l’Unità d’Italia


Mi hanno chiesto di scrivere “qualcosa sui Giovani e l’Unità d’Italia”. Senza alcuna traccia di informazioni aggiuntive. Di seguito, quello che ne è scaturito:

Cosa pensano i giovani dell’Unità d’Italia? Una domanda tanto generica da dare le vertigini. Il rispetto dell’ordine costituito e delle tradizioni si sa non sono mai andati troppo d’accordo con la necessità di esplorazione e ribellione dell’adolescenza e post adolescenza di ciascuno di noi. Se poi mettiamo sul piatto che la generazione che oggi rientra in questa coorte, quella che ha preso i propri natali nel decennio degli ottanta, deve condividere volente o nolente l’etichetta che sta per la gioventù con la generazione del decennio precedente, quella nata negli anni ’70, la generazione dei trentenni e di neo quarantenni per intenderci, capiamo che di italiani potenzialmente disinteressati all’unità d’Italia ce ne sono tanti. I più giovani devono fare i conti con uno scenario socio-economico imbarazzante, dove il mito della crescita economica e dello sviluppo sembra essersi rivelato insufficiente a garantire loro il benessere e la felicità che invece aveva saputo offrire ai loro genitori. Di ragazzi che hanno voglia di darsi da fare ce ne sono, quello che manca sono le occasioni, sono le risorse per permettere al futuro del paese di avere un seguito sano e roseo. I festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia in questo contesto rischiano quasi di passare in secondo piano, perché in effetti sono tante le cose a cui pensare e che sono più urgenti di un semplice anniversario. Ma è qui che devono entrare in gioco le istituzioni. E’ qui lo stato deve farsi sentire, sia pure in via prettamente simbolica, per ricordare a tutto il paese ed in particolare alle generazioni più scettiche e disilluse, che emergere da situazioni di profonda crisi e di grande conflitto sociale è possibile. E’ successo nel secondo dopo guerra del ‘900, è successo nel periodo dei moti risorgimentali sul finire del XIX secolo, può tornare a succedere oggi, anche se in una situazione ed un contesto diverso da quelli precedenti. Ciò che accomuna i giovani di tutte le epoche è la forza che può celarsi dietro ad una convinzione, alla volontà di non arrendersi e lottare. Per questo un paese che versa in condizioni pericolose, come è l’Italia dei giorni nostri, sommersa da un debito pubblico fra i maggiori al mondo, con una situazione occupazionale incerta, una classe politica quanto mai inconcludente e sempre più socio-isolazionista – in questo la Lega ed il suo disprezzo nei confronti dell’altro ricoprono un ruolo di assoluto rilievo – dovrebbe imporsi come obbligo morale quello di festeggiare la propria nascita, fosse solamente per dare una speranza ai nuovi italiani che saranno incaricati a portare nel futuro un paese che rischia di cambiare, e perdere il fascino, la cultura e la ricchezza che da sempre caratterizzano la sua storia.


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