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Influencer Marketing vs. Pubblicità ingannevole. Due pesi e due misure per la stampa e il web 2.0

19 Dic Influencer Marketing vs. Pubblicità ingannevole. Due pesi e due misure per la stampa e il web 2.0

La storia della pubblicità è indissolubilmente legata al media su cui viene pubblicata. Prendendo come esempio il mondo della stampa, la normativa attualmente in vigore in Italia è abbastanza rigida e prevede una netta distinzione fra pubblicità consentita e pubblicità ingannevole. Secondo la legge 6 aprile 2005 n. 49 (pubblicata il 14 aprile), che ha modificato l’articolo 7 del Dlgs n. 74/1992 “in materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi di comunicazione”, è da considerarsi ingannevole “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, leda o possa ledere un concorrente”.

Secondo l’articolo 4 (primo comma) dello stesso Dlgs n. 74/1992, “la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale; in particolare, la pubblicità a mezzo di stampa deve essere distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione”

Questo è reso necessario per tutelare i lettori dalla esposizione nei confronti di informazioni commerciali somministrate nella forma del contenitore in questione. Nel nostro caso i quotidiani e la carta stampata in genere. Da qui la necessità di pubblicare al fianco di contenuti ambigui, a cavallo fra pagine realizzate dalla Redazione e pagine pubblicitarie, la scritta “Messaggio Pubbliredazionale“, “Messaggio Pubblicitario”, e così via.

Date queste importanti premesse, la mia domanda è molto semplice: perchè sui Social Network – che sono certamente dei mezzi di comunicazione, ed in particolare su Instagram, decine di migliaia di utenti pubblicano contenuti che nella forma sono assolutamente coerenti a quelli previsti dal contenitore (foto per Instagram, Tweet su Twitter, e così via), ma che in realtà sono frutto di una trattativa economica che implica la pubblicazione di contenuti ritraenti prodotti commerciali in contesti quotidiani, dietro ovviamente un corrispettivo compenso in danaro o in merce? Questo tipo di attività, messa in atto a finalità commerciali da quelli che oggi vengono chiamati “influencer“, che rientra a mio avviso pienamente all’interno di un framework pubblicitario, legato alle dinamiche del marketing 2.0, non dovrebbe essere normata, così come la pubblicità sugli altri media?

In fondo il rispetto per gli anziani è una cosa importante.

Fonti:

http://www.odg.mi.it/node/294

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