Non si esce vivi dagli anni ’90

19 Mag Non si esce vivi dagli anni ’90

C’era una canzone qualche tempo fa che ogni tanto passava per le casse del mio stereo. “Non si esce vivi dagli anni ’80” pensavo fosse dei Bluvertigo invece è degli Afterhours. Poco cambia perché ad aprire il giornale oggi viene da pensare che la decade da incriminare sia un’altra. Non ho ancora elaborato il fatto che Chris Cornell a 52 si è suicidato. Quanto ti consuma una dipendenza? Non era dipendente ed era pulito da anni. Una persona forte che ha tenuto a bada i suoi demoni per decenni. Cosa ha innescato la scintilla? Ieri pomeriggio sono andato a correre e ho pianto mentre ascoltavo il suo ultimo disco solista, Higher Truth. Mi sono sentito una merda perché pensavo di essere un fan a cui sta a cuore l’artista, invece finita l’adolescenza e la post adolescenza ho smesso di seguire i miei idoli Grunge, almeno di supportarli comprando i loro dischi, leggendo i loro testi, le loro storie. Crescendo si diventa più egoisti, tutto si mette a correre e il tempo per ascoltare diventa una risorsa scarsa quasi quanto l’acqua. E nel frattempo comprare il post sulla nuova serie di Twin Peaks con tutto il cast originale, girata da David Lynch. Perché non ci viene data la possibilità di cambiare? Perché poi infondo cambiare è spesso una merda. Pensare che tutti i miei idoli in qualche modo, per qualche ragione, in un qualche periodo, si sono tolti la vita mi spaventa molto. Pensavo che Chris Cornell fosse la migliore risposta al dolore e al vuoto che per ragioni diverse si è presentato nelle vite travagliate di un Layne Stanley o on Kurt Cobain: i Soundgarden furono la prima band della scena ad avere un contratto con una major, pensavo fossero pronti e che fossero riusciti a diventare quello che volevano. Invece anche Chris era diventato qualcosa che forse non voleva essere. Oppure non è riuscito a cambiare.

Ti lascio andare. Fai buon viaggio MR. CORNELL

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