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“La Decima Vittima” di Elio Petri (1965)

04 Ott “La Decima Vittima” di Elio Petri (1965)

Blade Runner è una pietra miliare del cinema ed è figlio di una cultura globalizzante e globalizzata. Una grande produzione, un cast stellare. A stelle e strisce per la precisione. Ma la prima cosa che ti viene in mente quando Marcello Mastroianni accarezza un cane fatto di lamiera, ingranaggi e parti di bambole rotte è che c’è qualcosa di mondiale nel suo personaggio, avanti almeno dieci anni luce. Vuoi la pettinatura ossigenata alla Rutger Hauer, vuoi il look che incrocia il Bond di Sean Connery con la moda beat, qualcosa che parla del futuro in questo film c’è.

Elio Petri nel 1965 interpreta così bene il tempo in cui vive nel momento in cui erano in corso le riprese de “La Decima Vittima” da intuire anche la direzione dei decenni a seguire: la spettacolarizzazione della morte, la pubblicità come stella polare delle scelte e delle decisioni nella vita pubblica e privata, l’arretratezza di un’Italia che a dispetto degli Stati Uniti – il film si apre con una rocambolesca caccia alla donna per i vicoli di Manhattan, che si conclude con un assassinio sexy dell’aspirante carnefice – è infangata in una cultura cattolica che è piena di sovrastrutture e bigottismi.

Temi che si rincorrono lungo tutta la pellicola, pesanti come macigni e proiettati a 100 metri da terra e sorretti in volo da una colonna sonora scritta da Piero Piccioni, immensa e in grado di trasformare qualsiasi ancora in elica.

E a proposito di musica, ultime note di merito vanno a Ursula Andress e Elsa Martinelli, bellezze fuori dal tempo che donano all’intera pellicola un tocco di femminilità e classe.

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