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Finanza e Capitalismo Islamico

31 Ago Finanza e Capitalismo Islamico

La finanza islamica richiede che i rapporti finanziari debbano essere sostenuti da attività reali in linea con la legge islamica della Shariah. I principi su cui il sistema finanziario è fondato serve a garantire certezza e stabilità nei rapporti finanziari. In particolare, tali rapporti devono essere liberi dal riba (tasso di interesse), dal gharar (incertezza), e dal maysir (gioco d’azzardo) in modo da assicurare che non ci siano elementi di sfruttamento e speculazione.

Per garantire l’equità e la giustizia, le operazioni finanziarie devono rispettare il principio di IWAD (equal counter-value) un valore equo che remuneri il lavoro, l’assunzione di rischio e il capitale. Il concetto di equità con la divisione del profitto è un ulteriore aspetto della stabilità del sistema finanziario islamico, lo scopo è quello di favorire le transazioni che possono portare un largo beneficio alla società, al fine di incoraggiare la diffusione di ricchezza.

Possiamo fare due esempi pratici di contratti per capire meglio il concetto di equità. Il primo è quello denominato musharaka (equa ripartizione) che prevede la partecipazione in solido sia del finanziatore che del mutuatario. La finanza islamica immobiliare riguarda la condivisione dei rischi tra la banca e il cliente, piuttosto che il trasferimento del rischio sulla parte più debole del contratto. L’altro esempio è quello del contratto Murabaha, un contratto diviso in due parti. Nella prima il cliente individua il bene, concorda il prezzo di vendita con il venditore e – non avendo disponibilità monetaria – si rivolge alla banca e stipula un contratto Murabaha, al fine di ottenere un finanziamento.
La banca acquista il bene e ne riceve la proprietà, successivamente la trasferisce al cliente il quale corrisponderà un prezzo maggiorato di un margine di profitto stabilito precedentemente nel contratto. In tal modo la banca ha effettuato un’operazione di finanziamento senza prestare una somma di denaro ad interesse ma attraverso una doppia vendita il cui regolamento può avvenire a rate o in un  momento successivo alla consegna del bene.

Il crollo del mercato statunitense ha creato uno shock sistemico che è stato trasmesso nelle economie di tutto il mondo. La finanza strutturata ha favorito la corsa al mercato immobiliare, la scarsa valutazione del rischio legato alla controparte nel lungo termine ha fatto perdere di vista la realtà economica nelle valutazioni. Un esempio è quello dei credit default swap (CDS), uno strumento derivato che consente di trasferire il rischio di credito relativo ad una determinata attività finanziaria sottostante (reference obligation) da un soggetto che intende acquisire copertura dal suddetto rischio (protection buyer) ad un soggetto che intende prestarla (protection seller). Nel credit default-swap, quest ultimo, a fronte di un premio periodico, si impegna a effettuare un pagamento finale al protection buyer in caso di insolvenza del debitore cui fa capo l’obbligazione sottostante. Questo aiuta a capire come si sono creati debiti su assets, senza effettuare operazioni suo titoli sottostanti, e sono alla base della recente crisi del mercato real estate di Dubai.

Resistere resistere resistere
Nonostante il rallentamento, le dieci maggiori banche islamiche continuano a dimostrare una performance incoraggiante, registrando una crescita media annua di circa il 30% nel 2008, ma – allo stesso tempo – non sono immuni dagli effetti della recessione globale; è notizia di questi giorni che la svalutazione immobiliare sta mettendo in crisi la Dubai World, il cuore finanziario del Paese che già in passato aveva annunciato un debito di 80 miliardi di dollari, ha chiesto una moratoria di sei mesi e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni.

Un caso curioso è quello dell’Iran, dove tutte le operazioni finanziarie rispettano i criteri di Shariah compliant (il divieto di interesse e di usura è stato introdotto nel 1983) e le banche sono state isolate dalla crisi finanziaria anche se soffrono il recente calo dei prezzi del gas e del mercato immobiliare. Date le sanzioni politiche ed economiche degli USA, la Lehman Brother non ha potuto compiere il suo piano di collocare una grande quantità di titoli “tossici” nei paesi del Medio Oriente. Si prenda la Bank Melli, la più grande banca islamica al mondo, proprietà dello Stato iraniano, con un patrimonio di oltre 50 miliardi di dollari e profitti nel 2007 pari  a 540 miliardi di dollari. Ha risorse adeguate per far fronte alle turbative di mercato. Le autorità di vigilanza sono impegnate a controllare sia la conformità con i criteri della Shariah degli strumenti finanziari offerti, che il rispetto dei requisiti di adeguatezza patrimoniale di Basilea II. L’Islamic Financial Services Board è in continuo contatto con la Banca dei Regolamenti Internazionali, l’istituzione incaricata di sviluppare gli standard anche in vista di Basilea III che darà le linee guida per il prossimo decennio e sicuramente consulterà le istituzioni di Finanza Islamica.

Una domanda crescente
La domanda di prodotti finanziari interest-free ha portato alla creazione di numerose istituzioni finanziarie islamiche negli USA come l’MSI Financial Service Corporation nato nel 1985 in Texas, l’American Finance House-LaRiba (1986) in California, e l’University Islamic Financal Corporation (2005) in Ann Arbor, Michigan. Ci sono inoltre molte banche fuori dai confini statunitensi come:
– al-Ansar Co-operative Housing Corporation Ltd (1981) a Toronto, Canada,
– Islamic Bank of Britain (2004) e European Islamic Investment Bank (2005) in UK,
– Faisal Private Bank (2006) in Svizzera,
– e molte altre in tutto il mondo.

Oltre a queste vere e proprie istituzioni finanziarie islamiche ci sono molti istituti di credito che offrono servizi e prodotti finanziari Shariah Compliant come UBS Switzerland, Citibank, Deutsche Bank, e BNP Paribas Bank.
L’Asian Development Bank stima che il patrimonio islamico a livello globale abbia un valore complessivo di circa 1 miliardo di dollari con una crescita annua tra il 10% e il 15% dal 2010.

La Finanza islamica spera per sè in un futuro esaltante: la ricerca di un sistema finanziario basato su valori morali  piuttosto che su paura e avidità potrebbe essere una soluzione per rafforzare la sua posizione nel sistema globale, mentre capitalismo cinese e euroamericano inaspriscono la battaglia per la leadership del mercato mondiale.

fonte: finansol.it

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