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Green Book (2019) – Recensione Film

07 Feb Green Book (2019) – Recensione Film

Difficile fare ironia su temi spigolosi e tristemente all’ordine del giorno come immigrazione e razzismo. Difficile non essere squalificati per buonismo oppure per brutale cinismo. Difficile se non sei Peter Farrelly e per le mani non ti capita la storia di Tony Vallelunga, detto Tony Lip, interpretato da un grandissimo Viggo Mortensen, scritta per mano dei figli a qualche anno dalla sua morte.

Un buttafuori di origini italiane che lavora in un club nella New York dei primi anni ’60, una città in cui ci sono un sacco di picciòtti & boss, ma soprattutto in cui il razzismo nei confronti dei neri è ancora troppo ingombrante. Tony lo sa ma, mentre riesce a barcamenarsi a debita distanza dalla malavita, il vizio di disprezzare la gente nera non riesce proprio a toglierselo di dosso.

L’innesco per una grande storia di amicizia e di dignità però è dietro l’angolo: il proprietario del club in cui lavora Tony ad un certo punto gli propone un nuovo lavoro molto ben pagato. Fare da autista e da bodyguard ad un “dottore” che si metterà in viaggio verso sud. Il “dottore” è Don Shirley, uno dei musicisti jazz più in voga in città, nero come gli abiti di scena che indosserà per tutto il tour attraverso gli stati del sud, in cui segregazione e disprezzo nei confronti della gente come lui sono davvero assordanti.

Tony in un primo momento è scettico, ma poi accetta ed è lì che la pellicola decolla, trasformandosi in un vero e proprio road movie in cui gli stereotipi si prendono in giro, con sincera e spassosa ironia, la stessa che trasforma il rapporto fra Don e Tony, musicista e autista, in una vera amicizia che trascende tutte le differenze che esistono tra i due: uno italiano, grezzo, che sa arrangiarsi in qualsiasi situazione, che mangia pizza mentre fuma e getta cartacce dal finestrino; l’altro afroamericano, colto, incapace di vivere nel “mondo reale”, ricco ed emarginato, che fa raccogliere a Tony le cartacce da terra.

Un film sull’amicizia, la diversità e la lealtà. Ingredienti densi messi giù in modo ironico, mai pesante ma mai superficiali, conditi da una colonna sonora di altissimo  livello, con musiche originali del Don Shirley Trio, jazz virtuoso e raffinato: non ci vuole un esperto di cinema per dire che Green Book è un film assolutamente da vedere!

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