Il mondo della finanza ci ucciderà, Il mondo della finanza ci salverà

04 Mag Il mondo della finanza ci ucciderà, Il mondo della finanza ci salverà

Il mondo della finanza ci ucciderà. Il mondo della finanza ci salverà. Il mondo della finanza ci ucciderà. Il mondo della finanza ci salverà. Una partita a tennis il cui esito è tutt’altro che scontato. La palla rimbalza fra le responsabilità del mondo finanziario nei confronti della crisi che ha messo in ginocchio l’economia di mezzo mondo, fra bolle immobiliari, derivati e speculazione selvaggiamente deregolamentata, e le speranze che in esso sono riposte da nuove formule di mercato finalizzate al controllo ed in definitiva alla riduzione delle emissioni nocive da parte dei paesi sviluppati al fine di preservare l’integrità dell’ecosistema Terra.

Il mercato delle emissioni (in inglese: “Emissions trading”) infatti è realtà già da diversi anni. Pioniere in questo senso è stato il continente Europeo che ha istituito nel Gennaio del 2005 l’UE ETS, meglio noto come l’European Union Greenhouse Gas Emission Trading System: uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, poggiante sulla direttiva 2003/87/EC, entrata in vigore il 25 ottobre dello stesso anno.

Non si dice cosa troppo distante dal vero proponendo l’UE ETS come uno step importante all’interno del processo che tende al congiungimento e alla sovrapposizione fra economia e la tanto declamata sostenibilità, ponendo le basi di quella che si potrebbe definire in modo evocativo come un’ impronta-ecologica-continentale di mercato.

Mi interessava sviluppare questo discorso semplicemente perché da molti questo genere di misure, di policies in materia ambientale, viene visto come una fra le soluzioni più potenti per tamponare l’emorraggia climatica di cui il nostro pianeta è vittima. Da qui l’importanza e la crescente attenzione da parte del mondo accademico, e non solo, nei confronti di quella da tempo viene chiamata Economia Ambientale.

Mi interessava perché la creazione di un mercato delle delle emissioni era – uso il passato perchè il piano è stato sospeso e non è chiaro ancora quali saranno i prossimi sviluppi – il primo obiettivo che l’amministrazione Obama si era prefissato in vista dell’attuazione del così detto Piano Verde, che avrebbe dovuto rilanciare l’economia americana facendo leva proprio sulla risoluzione della questione ambientale.

Un mercato dunque all’interno del quale vige il principio del “chi inquina paga”: le imprese che vogliono inquinare di più, pagano di più, e coprono con le tasse versate all’ambiente i costi che i gas nocivi da loro emessi arrecano all’ambiente. In poche parole, coprono quelle che in economia sono chiamate genericamente esternalità, o costi esterni.

Senza entrare nel dettaglio, quest’idea di un mercato, di una borsa all’interno cui comprare e vendere quote di emissione prestabilite appare veramente risolutrice. Se non fosse che parlare di borsa per molti suona come parlare di truffa. E di una truffa molto grande. Di casi di speculazione finanziaria planetaria ce ne sono a centinaia, bolla speculativa del mercato immobiliare si diceva, ma anche crisi dei mutui, bond argentini, Enron, Parmalat, e chi più ne ha più ne metta. La finanza è il luogo in cui investire sulla morte economica di terzi produce profitto. Piccoli detentori di quote azionarie o grandi banche quotate che siano.

Fra gli strumenti finanziari utilizzati maggiormente nel corso degli ultimi anni per mettere in sena questi veri e propri furti nei confronti della comunità mondiale ci sono i così detti “derivati” e gli “Hedge Fund”: strumenti finanziari ad alto rischio e ad alta remunerazione che spesso sono le vere e proprie armi attraverso cui i grandi colossi bancari impostano e mettono a segno i propri progetti di accumulo selvaggio del capitale. senza pensare al resto, punto.

Pensare che questi strumenti avrebbero dovuto rappresentare il cuore della riforma ambientale di Obama stupisce e spaventa. Ma a quanto pare le cose stanno proprio così. Il piano verde di Barack Obama infatti avrebbe dovuto rappresentare il nuovo palco scenico della prossima bolla speculativa, che si sarebbe dovuta sviluppare per mano di Goldman Sachs, una delle banche americane più grandi ed influenti, coinvolta di recente nello scandalo dei conti truccati ellenici.

“Il colpo finale però Goldman Sachs lo aveva ancora in serbo. Una macchinazione perfetta. La nuova rapina del secolo. Sventata in extremis venerdì dalla Sec, l´organo di vigilanza sulla Borsa, con l´imputazione formale della Goldman Sachs per frode a danno dei suoi clienti. L´offensiva dell´authority completa la manovra a tenaglia decisa dallo stesso Obama per liberarsi finalmente di “Government Sachs”, il potere-ombra che da decenni detta la sua agenda ai governi. L´altro attacco di Obama alla Goldman è il nocciolo duro della sua riforma dei mercati, quello a cui il presidente tiene di più: una severa limitazione alla speculazione delle banche sui derivati. Perché sono l´arma di distruzione di massa che Goldman si preparava a usare per la futura “bolla verde”. Era pronto un progetto per il trading di futures, sfruttando la creazione di una nuova Borsa per gli scambi di permessi di emissioni carboniche.

L´Energy Bill di Obama infatti, nella sua prima versione, punta a introdurre in America un sistema analogo a quello europeo: permessi di emissioni carboniche, negoziabili in un´apposita Borsa. Alla Goldman progettano di applicare a quelle transazioni il moltiplicatore diabolico dei derivati. Presto la speculazione sul cambiamento climatico diventerà un mercato da 646 miliardi di dollari (stima del governo), destinati a salire a 1.000 miliardi in pochi anni.

Venerdì scorso Obama ha emesso la sentenza di morte per quel piano: «Userò il mio potere di veto presidenziale, se non passa una riforma dei mercati con severi limiti ai titoli derivati». Poche ore prima la Sec aveva pronunciato la parola “frode”. Accostata al nome che da 90 anni Wall Street venera come un Dio””.

E se Wall Street scopre che speculare e pregare sono parole che fanno rima fra loro, è se non altro bizzarro pensare che da questa forma di agire economico possa in qualche modo provenire la nostra ancora di salvezza. E’ questa la cosa che mi ha sconvolto più di tutte, oltre al fatto che per quello che mi riguarda personalmente, mi trovo al centro di un ponte (ovviamente precario!) che poggia su due rocce opposte: il trading finanziario e l’ambientalismo. Ma questo è l’inizio di un altro post che ancora devo scrivere!

fonti:

http://ec.europa.eu/environment/climat/emission/index_en.htm
www.larepubblica.it

http://www.finanzainchiaro.it

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